LA SCIENZA SACRA di Swami Sri Yukteswar

kriya

Premessa

Nel corso dei secoli i profeti di ogni Paese sono riusciti a trovare Dio perché hanno raggiunto lo stato della vera illuminazione, il nirbikalpa samadhi, in cui, al di là delle parole e delle forme, si realizza la Realtà Suprema. La loro saggezza e il loro messaggio spirituale sono diventati le Sacre Scritture del mondo e queste, malgrado le differenze esteriori dovute alla diversità delle parole sate, sono tutte espressioni – a volte chiare e palesi, a volte oscure e simboliche – delle stesse verità fondamentali dello Spirito.

Il mio gurudeva, lo Jnanavatar (“Incarnazione della saggezza”, dal sanscrito jnana (saggezza) e avatara (incarnazione divina)).

Swami Sri Yukteswar (1855 -1936) di Serampore, ha eccezionalmente intuito l’unità intrinseca fra le Scritture del Cristianesimo e del Sanatana Dharma (Letteralmente ‘religione eterna’, è il nome dato al corpus degli insegnamenti vedici che costituiscono la base dell’Induismo).

L’assoluta purezza della sua mente gli ha consentito di sezionare i sacri testi con il bisturi dell’intuizione e di separare le interpolazioni e le interpretazioni errate degli studiosi dalle verità originarie tramandate dai profeti. È proprio grazie all’infallibile intuito spiritualedello Jnanavatar Swami Sri Yukteswar, trasfuso in questo libro, che adesso è possibile riconoscere la fondamentale armonia esistente tra l’oscuro testo biblico dell’Apocalisse e la filosofia Sankhya dell’India.

Il mio gurudeva, come ha spiegato nella sua introduzione, ha scritto queste pagine per obbedire a una richiesta rivoltagli da Babaji, il gurudeva di Lahiri Mahasaya, a sua volta gurudeva di Sri Yukteswar. Nella mia Autobiografia di uno Yogi ho descritto la vita di questi tre divini Maestri, la cui grandezza è paragonabile a quella del Cristo. I sutra sanscriti riportati ne La scienza sacra diffonderanno molta luce sulla Bhagavad Gita e sulle altre grandi Scritture dell’India.

Paramahansa Yogananda 249 Dvapara (1949 d.C.).

Introduzione

[Questa esposizione della Verità Ultima, Kaivalya Darsanam è stata scritta da Priya Nath Swami, figlio di Kshetranath e Kadambini della famiglia Karar (Nel 1894, quando fu scritto questo libro, Babaji insignì il suo autore del titolo di ‘Swami’; in seguito questi fu iniziato ufficialmente nell’Ordine degli Swami dal Mahanta (il Superiore del monastero) di Buddha Gaya nel Bihar, con il nome monastico di Yukteswar. Egli apparteneva al ramo Giri (montagna) dell’Ordine degli Swami).

Verso la fine del 1940 anno del Dvapara Yuga, nella città di Allahabad, il grande Maestro Mahavatar Babaji espresse la volontà che tale interpretazione fosse pubblicata a beneficio del mondo intero.]

Lo scopo di questo libro è quello di mostrare, quanto più chiaramente possibile, che esiste una unità di fondo fra tutte le religioni; che non vi è differenza fra le verità professate dalle varie fedi; che il mondo si evolve, sia esteriormente sia interiormente, secondo il medesimo procedimento e che tutte le Scritture riconoscono una sola Mèta. Eppure questa verità fondamentale non è facilmente compresa. Il disaccordo esistente tra le diverse religioni, e l’ignoranza umana, rendono quasi impossibile sollevare il velo e intravedere questa grande verità. Le varie confessioni religiose alimentano l’ostilità e le divergenze, mentre l’ignoranza accentua il divario che separa una fede dall’altra. Solo pochi esseri particolarmente dotati riescono a sottrarsi all’influenza del proprio credo e a scorgere l’identità perfetta delle verità sostenute da tutte le grandi religioni.

La scienza sacra si propone di mettere in evidenza la fondamentale armonia insita in tutte le religioni e di favorirne l’unione. Si tratta di una fatica davvero erculea, ma questa è la missione che mi è stata affidata per ordine divino ad Allahabad – il sacro Prayaga Tirtha, punto di confluenza dei fiumi Gange, Yamuna e Sarasvati – dove si radunano, in occasione del Kumbha Mela, sia gli uomini ancora schiavi del mondo sia gli esseri interamente votati allo spirito.

I primi non possono trascendere i limiti terreni dai quali si sono lasciati imprigionare e gli altri, avendo rinunciato al mondo, non accettano di ritornarvi per lasciarsi nuovamente travolgere dalla sua confusione. Eppure gli uomini completamente immersi nelle preoccupazioni terrene hanno un grande bisogno dell’aiuto e della guida di quegli esseri sacri che illuminano il genere umano. Così deve esistere un luogo in cui gli uni e gli altri possano incontrarsi. Situato sulle rive del mondo, al riparo dai marosi e dalle bufere, il sacro Tirtha è uno di questi luoghi; gli asceti (sadhu) che portano al mondo un messaggio da cui tutti possono trarre beneficio, ritengono che il Kumbha Mela sia l’ambiente ideale per offrire i loro insegnamenti a chi sappia ascoltarli.

Io ero già stato prescelto per diffondere un messaggio del genere quando mi recai al Kumbha Mela che si tenne ad Allahabad nel gennaio del 1894. Mentre passeggiavo sulle rive del Gange, fui avvicinato da un uomo che mi condusse alla presenza di un grande santo, Babaji, il gurudeva del mio stesso guru, Lahiri Mahasaya di Benares. Il santo del Kumbha Mela era quindi il mio paramguruji maharaj (Paramguru, letteralmente ‘oltre il guru’, quindi guru del proprio guru. Il suffisso ji denota rispetto. Maharaj, ‘grande re’, è un titolo spesso aggiunto al nome di personaggi di eccezionale levatura spirituale) che incontravo per la prima volta.

Durante il mio colloquio con Babaji, parlammo delle particolari categorie di persone che frequentano questi luoghi di pellegrinaggio. Gli feci umilmente notare che in terre molto lontane, ad esempio in Europa e in America, vivevano uomini con un’intelligenza di gran lunga superiore a quella della maggior parte dei presenti, che appartenevano a religioni diverse e ignoravano il vero significato del Kumbha Mela. Molti di loro, pur avendo le capacità intellettuali necessarie a intendersi perfettamente con gli uomini spirituali, erano dediti al materialismo più totale. Alcuni, peraltro famosi per i loro studi scientifici e filosofici, non riconoscevano l’unità fondamentale delle diverse religioni. Le varie dottrine servono soltanto a innalzare barriere quasi insormontabili che minacciano di dividere per sempre il genere umano.

Il mio paramguruji maharaj Babaji sorrise e, onorandomi del titolo di Swami, mi affidò il compito di scrivere questo libro. Non so per quale motivo abbia scelto proprio me per rimuovere quelle barriere e aiutare a diffondere la verità che è alla base di tutte le religioni. Il libro è diviso in quattro parti, che corrispondono alle quattro fasi di sviluppo della conoscenza. La mèta suprema della religione è la conoscenza del Sé, Atmajnanam, ma per raggiungerla è necessario conoscere il mondo esteriore.

Quindi la prima parte del libro tratterà dei Veda, le Sacre Scritture, e cercherà di stabilire quali siano le verità fondamentali della creazione e di descrivere l’evoluzione e l’involuzione del mondo.

A ogni livello della creazione vediamo che tutte le creature, dalla più grande alla più piccola desiderano ardentemente tre cose: l’Esistenza, la Conoscenza e la Beatitudine. Questi scopi o traguardi saranno l’oggetto della seconda parte del libro. La terza tratterà del metodo idoneo a raggiungere le tre finalità della vita. La quarta parte, infine, illustrerà tutto ciò che sarà rivelato a chi, avendo percorso un lungo tratto di strada verso la realizzazione dei tre ideali della vita, è ormai prossimo alla mèta.

Nei capitoli che seguiranno ho riportato in caratteri sanscriti i sutra (aforismi) dei saggi orientali facendo poi riferimento, nella spiegazione successiva, alle Sacre Scritture occidentali. In questa maniera ho cercato di fare del mio meglio per dimostrare che tra gli insegnamenti spirituali orientali e quelli occidentali non solo non esistono reali divergenze, ma neppure vere contraddizioni.

Poiché il libro è stato ispirato dal mio paramgurudeva ed è stato scritto nel Dvapara Yuga – un’èra di rapido sviluppo in tutti i campi della conoscenza – confido che il suo significato venga compreso da coloro ai quali è destinato.

Una breve illustrazione degli yuga o ère, corredata da alcuni calcoli matematici, servirà a dimostrare che il mondo si trova attualmente nel Dvapara Yuga e che, ora (1894), sono trascorsi 194 anni dal suo inizio durante i quali la conoscenza umana si è andata evolvendo sempre più rapidamente.

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   La Scienza Sacra di Swami Sri Yukteswar  CASA EDITRICE ASTROLABIO – ROMA

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Autobiografia di uno Yogi– L’unica edizione definitiva Paramhansa Yogananda

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