L’ISOLA DEL TONAL,Carlos Castaneda

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«Interrompere il dialogo interno è, la chiave del mondo degli stregoni»

 

Un etnologo serio, di formazione universitaria, viene per dieci anni «imbrogliato» e «preso in giro» dagli stregoni indios; ma proprio questo «imbroglio» è una tecnica di insegnamento: solo così egli giunge al sapere degli stregoni. Questo LIBRO  narra le fasi conclusive dell’«imbroglio» e forma la sintesi dell’apprendistato. Il sapere degli stregoni sembra essere qualcosa che si sperimenta più con il corpo che con la mente, o almeno che bisogna sperimentare con il corpo prima di conoscerlo con la mente. È qualcosa che amplifica la coscienza, e nello stesso tempo le fa riconoscere una prigionia ferrea e ineluttabile.

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«Le cose di cui ogni apprendista ha veramente bisogno sono la temperanza e la forza. Per questo l’insegnante fa conoscere la via del guerriero, il vivere da guerriero. Ecco la colla che tiene insieme ogni cosa in un mondo di stregone. A poco a poco l’insegnante deve forgiare e far sviluppare tale modo di vivere. Senza la risolutezza e l’equilibrio del comportamento da guerriero non è possibile resistere sul sentiero del sapere.»

«Una volta che l’apprendista è stato agganciato, comincia l’istruzione» proseguì.
«Il primo compito dell’insegnante è far capire che il mondo che pensiamo di vedere è solo un’immagine,una descrizione del mondo. Ogni sforzo dell’insegnante mira a dimostrare questo punto all’apprendista. Ma accettarlo sembra essere una delle cose più difficili; noi ci compiacciamo di una nostra particolare immagine del mondo, che ci induce a sentire e ad agire come se del mondo conoscessimo tutto. Un insegnante, fin dal suo primo intervento, si propone di interrompere quell’immagine.
Gli stregoni chiamano questa operazione “interruzione del dialogo interno”, e sono convinti che sia la tecnica più importante che un apprendista possa imparare.

«Tutto questo esiste solo per causa della nostra attenzione. Questa stessa roccia su cui siamo seduti è una roccia perché siamo stati costretti a dedicarle la nostra attenzione come ad una
roccia.»

L’asocialità dello stregone: il principale istruttore di Castaneda, don Juan, è un indio Yaqui del Messico; c’è una sua frase molto esplicita: dopo aver spiegato a Castaneda il valore della “umiltà del guerriero” («L’uomo comune cerca certezza negli occhi di chi ha di fronte, e chiama questo fiducia in sé. Il guerriero cerca d’essere senza macchia ai propri occhi, e chiama questo umiltà»), don Juan dice: «Ciascuno di noi ha bisogno di tempo per capire questo concetto e riuscire a viverlo pienamente. Io, per esempio, odiavo anche solo sentir pronunciare la parola “umiltà”. Sono un indio, e noi indios siamo sempre stati umili, non abbiamo mai fatto altro che abbassare la testa. Pensavo che l’umiltà non fosse adatta al guerriero. Mi sbagliavo!…».

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